Tigre.grintosa's profileAL MATTINO MI SVEGLIO E ...PhotosBlogListsMore Tools Help

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    September 15

    Ho noleggiato il furgone e siamo partiti!!!

    E abbiamo superato anche questo scoglio: i cuccioloni sono tutti sistemati!
    Ma perchè questa storia si capisca forse è meglio cominciare dal principio...

    1° capitolo:30 marzo 2008- Provo a parlare di te...
    Mi si intorpidiscono le mani...succede sempre così da qualche tempo, accade tutte le volte che penso di dover scrivere di te, forse perché parlarne al passato significa per me dovere ammettere che tutto questo è reale, che é vero che sei andata via...
    Sono stati giorni caotici, tutto é cominciato con quella telefonata arrivata durante la notte:” Anna, you come.. you come, Greta is died!”
    Mentre restituivo dignità al tuo corpo umiliato dalla morte continuavo a ripeterti che se ti fosse sforzata qualche passo di più quel telefono lo avresti raggiunto, ancora due passi e oggi potremmo essere sedute ancora una volta su quella vecchia rete...proprio di fronte al sole, a raccontarci che anche questa volta siamo riuscite a spuntarla.
    Sono qui seduta nella cucina della tua casa e la penna fa ghirigori sul foglio, giorni e giorni che ci provo e ogni volta ci rinuncio e malgrado tu sia una presenza costante nei miei pensieri, non riesco a parlare di te.Ma chiudermi in questo silenzio non servirà a cambiare le cose, non tornerai sulla strada con me e tutto quello che in questi dieci anni abbiamo fatto insieme oggi mi tocca farlo sa sola, perché nulla di quanto hai costruito vada perso e perché tu non venga dimenticata.
    Tutto é cominciato con quella telefonata...dopo é stato un succedersi ed un incalzarsi di eventi che sono serviti quanto meno a fare scorrere i primi 27 giorni senza che avessi il tempo di fermarmi a pensare.
    La parte più difficile è stata rintracciare i tuoi figli in Austria: la tua agendina rosicata come al solito dai cani; il cellulare poi lo utilizzavi solo per parlarci, l’uso della rubrica per te solo una perdita di tempo, usavi la memoria.
    Ma la tua memoria giaceva silenziosa a pochi passi da me ed io davo fuori di matto… il sito di Michael, il sito di tuo figlio…come ho fatto a non pensarci… ed il primo scoglio è stato superato.

    Poi tutto il resto: preparare il tuo addio al mondo così come tu lo avresti voluto, senza fronzoli e senza sepolcri imbiancati; non fiori ma crocchette per questi 80 orfanelli; quel prete che hai sempre detestato ma che chissà come è arrivato a casa tua portato da chissà chi e scappato subito via inorridito per i 4…5…6…cani che dormivano sotto il tuo ultimo giaciglio; e gli amici…ma quanti amici avevi…e quante lacrime piangevano…e chi li aveva mai visti quando, affaticate dal peso e dal tempo, arrancavamo nei campi dietro a cani recalcitranti…quando ci strizzavamo il cervello per riuscire a trovare i mezzi per comprare il cibo o pagare i vaccini o le sterilizzazioni o le medicine…chi li aveva mai visti quando ci sequestrarono i 70 cani accusandoci di farne commercio per la vivisezione…e piangevano,quanto piangevano; piangeva anche quella bastarda che pochi giorni prima ti aveva mandato i NAS perché gestivi un “canile abusivo”, ho pensato di darle tanti calci nel culo o di tirare fuori il mio peggiore repertorio di parolacce…mi sono poggiata allo stipite della porta con le braccia conserte e l’ho guardata…ha smesso di piangere ed è andata via: Liberas, liberas, liberas nos a malo!
    Ma il tempo incalzava, neanche un giorno e il maresciallo dei Nas era già dietro il cancello:” Quanti sono i cani? Devo sequestrarli…”- “Tempo, per favore un attimo di tempo…”Genova non insegna, ci sono anche quelli disponibili e comprensivi ed il tempo io l’ho ottenuto…i primi 40 partiti poche ore dopo, del resto Tina era in Italia proprio per prenderli ma i passaporti non erano ancora pronti e noi a correre da una parte all’altra con il tempo che scorreva e la fatica che ci sfiancava e te a casa e me che non avrei voluto lasciarti mai un momento da sola…tutto fatto, tutto in regola…e ho visto andar via anche Carolina e Rocky e Fanny e Mimmi…quei quattro che erano con te sempre: in macchina, sulla spiaggia, ovunque tu andassi…se me lo consenti piango un poco anche per loro: la mia bellissima Carolina.
    Melanie e Biancaneve sono partiti con Armin, tuo figlio li ha portati ad Innsbruck da Manuela, che ha deciso di tenerle con se in memoria di te.Mamy e Briciola le ha prese Gabriella, le seguiva con te quando erano per strada e vuole portarle nella sua casa…potevo dirle di no? Ciao Mamy, ciao Bri…..Sono rimasti i tuoi, quelli che avevi scelto per te: quelli che nessuno voleva, quelli anziani, quelli malati…quelli che tu amavi di più!
    Bisogna correre Greta, bisogna far presto, ho poco tempo…ti guardo andar via in una nuvola di fumo bianco…ti ho accontentata anche questa volta: alla fine si fa sempre quello che dici tu ma, accidenti a te, questa avresti potuto risparmiarmela!!!
    E riprendo ad arrancare: Ilona resta in Italia, a casa tua, giusto il tempo di sistemare gli altri e per accudire quei dieci cuccioli che, malgrado tutto, qualcuno ha lasciato davanti alla tua strada…piove sul bagnato!Dove caspita sono finiti i libretti della vaccinazioni, dove li hai ficcati?!Mi tocca fare il richiamo a tutti e a distanza di poco tempo l’antirabbica; concordo con il veterinario dell’USL : verrà lui a casa a mettere i microchip a tutti, altrimenti dovrei noleggiare un furgone e fare due, tre…quanti viaggi?!
    Caspita!!! A momenti dimenticavo la mamma con i quattro cuccioli che hai trovato qualche giorno prima…- “Anche ai cuccioli il microchip? Sono piccoli!”- “Se partono devo metterlo anche a loro, deve essere tutto in regola che se quelle quattro streghe ti mandano i Nas dobbiamo avere le spalle coperte”.E il furgone poi lo noleggio sul serio e porto otto cani in Toscana da Helga.Quelli più malridotti: Mammy con il tumore, Stella abbandonata a 14 anni per strada con la leishmania, le due sorelle di 12 anni una cieca ed entrambe con la leishmania, Betty leishmania e rogna rossa, la piccoletta di oltre 15 anni trovata qualche giorno prima anche lei abbandonata e con la leish…, Maxi il nostro Maxi anche lui tuo da sempre e anche lui con la leishmania.
    Cerny sana come un pesce ma con un caratteraccio che non le consente di essere adottata…buona fortuna e buona vita a tutti voi, so che Helga vi terrà bene e poi sentendo parlare tedesco vi sembrerà di stare a casa.
    Ritorno a casa con il furgone carico di cibo secco che Helga mi ha regalato…per un po’ non si bada a spese, c’è pappa assicurata per tutti.
     
    July 06

    IL DARFUR CONTINUA A MORIRE

    Il Darfur continua a morire.
    E' una agonia lenta, al pari di quella della Somalia, compagna silente nella classifica delle peggiori crisi umanitarie del mondo. Come per i cinque anni della guerra in Darfur, si sono ricordati da poco anche i 90 anni di Nelson Mandela, eroe e attivista per i diritti umani in Sud Africa: sono occorsi però un grande palco e grandi nomi dello spettacolo per evitare il 'silenzio-stampa' sull'anniversario. Inutile puntare però il dito solo contro i principali mezzi di informazione; con umiltà e difficoltà Italians for Darfur si fa carico di rappresentare da anni nel nostro Paese le istanze di un popolo che non sembrerebbe altrimenti trovare spazio: non si vedono pacifisti per le strade a sollevare bandiere per il Darfur.
    Non se ne vedono, del resto, nemmeno per i due giornalisti rapiti in Somalia, Iolanda Occhipinti e Giuliano Paganini, anch'essi, come il Darfur, solitari attori del proprio dramma, colpevoli di non rappresentare altro che se stessi.
    E mentre si consumano gli orrori di una guerra impietosa, non hanno tregua gli scambi commerciali tra il nostro Paese e il Sudan, il cui governo è stato formalmente accusato dalla Corte Penale Internazione di complicità nel massacro dei civili in Darfur. Si legge nell'ultimo rapporto dell' Istituto Nazionale per il Commercio Estero: "Per quel che riguarda le importazioni, dall'analisi dei dati dell'interscambio gennaio-maggio 2007 rispetto allo stesso periodo del 2006, si registra un incremento della domanda dei prodotti petroliferi (circa 9,8 milioni di euro) che incrementa il valore del 90% (periodo gennaio-maggio 2007) portando il dato da 7,1 a 13,5 milioni di euro".

    L'immagine “http://www.italianblogsfordarfur.it/slide/4.jpg” non può essere visualizzata poiché contiene degli errori.

    Firma la petizione ai Capi di Stato del G8 per il Darfur

    Italians for Darfur sostiene in Italia l'iniziativa di Human Rights First sulla petizione ai Capi di Stato del G8 affinchè prendano una decisione concreta sulla crisi del Darfur [leggi il comunicato].
    In due settimane i capi di Stato e di Governo dei Paesi del G8 (USA, Canada, Giappone, Regno Unito, Germania, Francia, Italia e Russia) si incontreranno durante il summit annuale in Giappone per discutere di questioni di interesse globale.
    E' evidente come la violenza in Darfur, che ha provocato più di 300.000 morti e 2.000.000 di sfollati, sia una questione di interesse globale.
    L'imminente summit del G8 di Hokkaido, Giappone, si colloca in un momento particolarmente delicato per la popolazione del Darfur e di tutto il Sudan.
    L'intensificarsi delle violenze in Darfur ha causato centinaia di morti e di sfollati. I recenti combattimenti di Abyei pongono a rischio il già fragile Comprehensive Peace Agreement (CPA) tra il nord e il sud del Paese.
    Il Governo del Sudan e il mondo intero presteranno la massima attenzione al G8.
    La scorsa settimana oltre 40 organizzazioni non governative, in rappresentanza di tutti gli Stati membri del G8 e del Sudan, hanno inviato un appello ai Capi di Stato e di Governo del G8 e del Sudan, esortando l'adozione delle seguenti misure:

    - Cessazione immediata delle violenze in Darfur.
    - Interruzione del trasferimento, diretto o indiretto, di armi in Darfur, il quale avviene in palese violazione dell'embargo delle   Nazioni   Unite
    - Rapido dispiegamento della forza di peacekeeping in Darfur (United Nations African Mission in Darfur - UNAMID).
    - Un rafforzato processo di pace in Darfur.
    - Giustizia e responsabilità per i crimini commessi.

    FIRMA!

    June 29

    IO CI CREDO

    La scorsa settimana ho speso una parte della mia penultima banconota da 100 euro in farmacia, i cuccioli stavano di nuovo male e avevano bisogno di farmaci, dovrò fare disinfestare il terreno altrimenti non riuscirò mai ad eliminare quella dannata coccidiosi.
    Tornando verso casa ho dovuto accostare l'auto perchè non riuscivo più a guidare: piangevo e non vedevo oltre il mezzo metro.
    Piangevo come non mi capitava più di fare da lungo tempo...
    Per la preoccupazione...l'ansia...lo stress...le incognite e le incertezze...
    E tra un singhiozzo e l'altro mi sentivo dire: " Greta, non mi abbandonare...Greta aiutaci...Greta non so come uscirne, perchè te ne sei andata ..."
    Asciugate le lacrime affinchè nessuno vedesse che una porzione di cuore umano mi è rimasto, sono tornata ad affannarmi per fare quadrare tutto.
    Due sere fa mi ha telefonato Cristhian, un gentile e generoso signore tedesco che ho conosciuto attraverso Greta:" Domani mattina vengo a Leporano, ti porto un carico di crocchette per i cuccioli..."
    Bene, per un pò di tempo potrò stare tranquilla: i cuccioli hanno di che nutrirsi senza che io spenda un solo centesimo.
    Io ci credo che lei mi abbia sentita.
    Io ci credo che lei sia in qualche modo intervenuta.
    Io ci credo che lei continuerà a provvedere a noi.
    Io ci credo che lei sia sia ancora qui...vicino a me.
    Ti voglio bene Greta !!!

     



    June 19

    IRAN:MINORENNE RISCHIA L'ESECUZIONE

    Logo Amnesty InternationalURGENTE: L'esecuzione di Saeed Jazee è prevista per il 25 giugno 2008

    Il capo della Giustizia, l'Ayatollah Mahmoud Hashemi Shahroudi, ha approvato la condanna a morte di Saeed Jazee. La famiglia della vittima ha ancora il potere di perdonarlo, ma qualora decidesse di non farlo Jazee si troverebbe a imminente rischio di esecuzione.

    Saeed Jazee ©Per gentile concessione di www.stopchildexecutions.com
    Saeed Jazee, scultore di 21 anni, si trova nel centro di detenzione per minori di Karaj, nella provincia di Tehran. È stato giudicato colpevole dell'uccisione di un ragazzo di 22 anni, avvenuta nel 2003, quando aveva 17 anni, e condannato a pagare un risarcimento (qisas) alla famiglia della vittima.Secondo informazioni ricevute da Amnesty International, l'uccisione ha avuto luogo all'interno di un negozio di alimentari di cui era proprietario un amico di Jazee. La vittima aveva appena iniziato a lavorare nel locale e non conosceva Jazee, che era entrato per mangiare un panino. I due hanno iniziato a discutere sul panino che Jazee stava mangiando e il ragazzo lo ha aggredito con un coltello. Durante lo scontro, il coltello è caduto sul pavimento. Jazee è riuscito a prenderlo per primo e ha colpito a morte il ragazzo. Jazee e altri commessi del locale hanno tentato invano di soccorrerlo.
    Secondo l'articolo 206 (b) del Codice penale iraniano, l'omicidio è classificato come premeditato "nei casi in cui l'omicida compia intenzionalmente un'azione che, per la sua natura, può avere un esito mortale, anche se non intendeva uccidere la persona".
    Amnesty International chiede alle autorità iraniane di commutare la condanna a morte di Saeed Jazee.







    June 18

    ANCORA SU GRETA

    Questa foto l'ho scoperta solo ieri sera...
    Chi l'ha scattata mi ha raccontato di avere visto il cane, che io conosco e di cui Greta aveva cura, percorrere il marciapiedi in tutta la sua estensione, tornare indietro e quindi accovacciarsi sotto il manifesto che ne annunciava la morte...
    Io ho la mia idea in proposito, mi piacerebbe sentire cosa ne pensate voi..
    .


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    June 13

    IMPARIAMO DA LORO...

    Mi piace riportare questa storia trovata nel web, sono convinta che gli animali possano essere per noi "umani" esempio di solidarietà e maestri di vita.Esagero...? Forse no: ho assistito più volte e personalmente a episodi simili a questo, spesso nella mia stessa casa ed ogni volta ho "pulito" il mio cuore. Oggi so di essere una persona diversa, probabilmente con meno grinta ma sicuramente con maggiore disponibilità all'accoglienza. Meditate gente...meditate!!!
    *Sheila e i tre gatti nella foto sono i miei e lei ha allattato una miciotta

    GAZZETTINO DI PORDENONE-5 GIUGNO 2008

    UNA CAGNETTA SALVA TRE GATTI -Francesca Orlando

    Una bellissima fiaba quella che ci ha mandato Fabio Lorenzon, una fiaba a cui manca solamente il lieto fine. E Fabio ci scrive perché qualcuno lo (e ci) aiuti a scrivere la fine di questa storia, proprio la fine che vogliamo noi, che ci aspettiamo da amanti dei cani quali siamo.«Cagnolina salva tre gatti da morte sicura» - scrive Fabio. E questo potrebbe essere il titolo della storia che vi stiamo per raccontare. «È una di quelle storie - continua la lettera di Fabio - talmente belle da non sembrare vera: quasi una favola. Eppure è accaduto solo un mese fa, a Quinto di Treviso. Una favola della quale però non è ancora stato scritto l'happy ending. Un finale che potrà essere scritto solo dopo che qualcuno deciderà di adottare i tre gatti o la cagnolina, che sono ancora in cerca di famiglia».«Protagonista dell'episodio che vi sto raccontando è una cagnolina, che con il suo fiuto e il suo coraggio è riuscita a portare in salvo tre gatti moribondi. I mici erano, infatti, stati rinchiusi in una conigliera, sistemata in un rudere abbandonato in una campagna. Chi li ha abbandonati? Di certo qualcuno che, forse perchè i gatti ormai erano diventati adulti (hanno tutti circa un anno), ha deciso di liberarsene. Uno di loro, il più gracile, era già morto per gli stenti, gli altri tre, invece, erano ancora in vita. In quel rudere aveva trovato riparo anche Sally (così è stata ribattezzata dai volontari che adesso l'hanno in cura), una cagnolina meticcia di circa due anni. È lei che, ad un certo punto, quando ha intuito che i gatti non ce l'avrebbero fatta, è andata a cercare aiuto. Ha trovato una coppia di fidanzati che si erano addentrati nella campagna in cerca di bruscandoli. I due hanno subito visto quella cagnolina. Sally era spaventatissima, guaiva, non si avvicinava, ma cercava in tutti i modi di attirare la loro attenzione e di portarli in una casa diroccata poco distante. I ragazzi, dopo qualche attimo di sgomento e indecisione, ad un certo punto decisero di darle retta e di seguirla. Così Sally li condusse all'interno della casa diroccata e lì, i due ragazzi, si trovarono di fronte ad una scena agghiacciante. In una vecchia gabbia per conigli, tutta arrugginita, c'erano i tre gattini in fin di vita, insieme a quello, ahimè, già morto. I fidanzati hanno avvertito immediatamente dei volontari, i quali hanno recuperato i gatti e la cagnolina e li hanno curati, salvandoli, a loro volta (il più lo aveva fatto Sally), dalla brutta fine che sicuramente avrebbero fatto se fossero rimasti lì ancora a lungo».Questa la bellissima storia, la storia di una cagnolina coraggiosa e altruista che (e checchè se ne dica dell'odio eterno tra cani e gatti) "non ha guardato in faccia" nessuno pur di salvare i gatti. Ma la storia non finisce qui. «Ora i mici stanno bene - racconta ancora Fabio -, ma a causa del trauma subìto sono molto spaventati e non si riesce in nessun modo a trovare loro una famiglia che li voglia adottare. I gattini hanno circa un anno e sono tutti neri, sono un maschio e due femmine, sani e tutti e tre già sterilizzati. Ed anche Sally cerca la sua famiglia, sono stati i ragazzi che l'hanno trovata a chiamarla così. Lei ha circa due anni ed anche lei è stata sterilizzata».Se qualcuno di voi ha un angolino in casa e, soprattutto, nel suo cuore, un po' di tempo e di coccole da regalare ai mici o alla cagnolina Sally, [................] Quanto a noi aspettiamo di raccontare a tutti il lieto fine della favola di una cagnolina che ha salvato tre gatti dalla morte!

    June 10

    NON C'E' PACE PER KALIMA, DONNA DEL KARFUR

    L'immagine “http://www.italianblogsfordarfur.it/slide/1.jpg” non può essere visualizzata poiché contiene degli errori.

    Un'ombra nera si muove, lenta, curvandosi a seguire le dune di sabbia solcate da impronte di uomini e animali in fuga.
    Avanza, lenta, come se non esistesse tempo da perdere, giorni e mesi da spendere. Se la vita in Darfur fosse una moneta, non ne basterebbe di certo una a comprare del pane al mercato.
    Kalima lo sa. Ha lavorato nei campi anche quando desiderava solo giocare con la sua bambola multicolore, sin da quando, bambina, era stata data in moglie a un uomo che avrebbe garantito a lei e alla sua famiglia un futuro. Le hanno insegnato a pregare all'alba e a ringraziare per ogni giorno avuto in dono. Non ha piu' la forza di farlo anche oggi, che il giorno ormai si incammina stanco verso la notte, e con esso la sua ombra che si fa piu' lunga ad ogni passo.
    Non sa dove va, Kalima. Dietro di lei tutto e' bruciato. Non le sono rimasti nemmeno i ricordi, persi nel labirinto della sua mente, ferita dall'odio di uomini in armi che hanno fatto sfregio del suo essere donna. Le restera' pero' il silenzio addosso a coprirla con vergogna agli occhi della stessa gente del suo villaggio, che ora, fuggitiva anch'essa, finge di non vederla.
    Non pensa, Kalima. I suoi piedi nudi sulla sabbia arroventata procedono da soli, come fossero spaventati, come se un ancestrale istinto avesse donato loro la forza per prendersi carico di un intero corpo inerme. Gira la voce che ad andar sempre dritti si giunga a un campo, dove diano da bere e da mangiare. Gira la voce, ma gira anche il mondo intorno a lei. E per Kalima giunge infine la notte.
    Ogni anno, in Darfur, muoiono quasi 100.000 persone, per fame, sete e per gli attacchi delle milizie janjaweed sostenute dal governo sudanese, come denuncia l'ultimo rapporto della Corte Penale Internazionale, che ha conferito il 5 giugno al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, a New York, sulla situazione dei diritti umani in Darfur.
    Il Tribunale Penale Internazionale ha emesso un mandato di arresto per i due principali sospettati di gravi  crimini contro l’umanità da oltre un anno, dal 27 Aprile 2007. Ahmad Harun e Ali Kushayb, rispettivamente Ministro agli Affari Umanitari e capo della milizia janjaweed, hanno a loro carico ben 51 capi di accusa per crimini di guerra e crimini contro l’umanità, incluse esecuzioni sommarie, persecuzioni, torture e stupro, ma non sono stati ancora consegnati dal governo sudanese all’ autorità internazionale.
    Italians for Darfur e le associazioni della Save Darfur Coalition chiedono che le Nazioni Unite adottino una nuova risoluzione affinchè il Sudan cooperi completamente con la Corte Penale Internazionale.
    Proprio il 5 giugno, anche in Italia, ha preso il via la campagna internazionale per la giustizia in Darfur, grazie alla collaborazione nata tra Italians for Darfur, associazione per i diritti umani in Darfur e membro della Save Darfur Coalition, e i Negramaro, una delle più importanti e note band italiane.
    “Giù le mani dagli occhi – Via le mani dal Darfur” è il messaggio del video, presentato in anteprima al concerto del 31 Maggio a San Siro, attraverso il quale i NEGRAMARO rilanciano l’appello di Italians for Darfur al Governo Italiano affinchè esprima profonda preoccupazione, presso le Nazioni Unite, per la volontà del governo sudanese di non consegnare alla Corte Penale Internazionale i due principali sospettati di crimini contro l’umanità, Ahmad Harun and Ali Kushayb.
    Il video vuole essere anche una denuncia del silenzio dei media sulla crisi umanitaria in corso da oltre cinque anni in Darfur, che ha provocato oltre 300.000 morti e due milioni e mezzo di sfollati: i sei componenti della band salentina, che hanno gli occhi coperti da mani non proprie, sono seduti a semicerchio davanti a un televisore non sintonizzato..
    E da Myspace riparte questo mese la campagna on-line di Italians for Darfur, con uno spazio dedicato agli artisti emergenti che vogliono proporre un brano per il Darfur: www.myspace.com/musiciansfordarfur
    . Proseguono la raccolta firme per l'appello a RAI, LA7 e Mediaset, che ha superato le 5000 sottoscrizioni, e le iniziative on-line "Io bloggo per il Darfur" e "Una vignetta per il Darfur".

    December 21

    Otto

    OTTO

    Per stare con la sua Marta ha abbandonato i nuovi padroni adottivi

    Nizza Monferrato-Asti

    L'ultimo vero bacio non lo dimentichi.Solo che alla fine dev'essere che l'amore è uguale, che gli uomini e gli animali magari hanno lo stesso cuore.
    E che quando batte puoi rinunciare anche alla libertà, alla ricchezza, a un padrone che ti vuole bene.Puoi rinunciare a tutto, anche se sei un cane, come ha fatto Otto, che è un randagio che sembra un terrier, con il suo pelo corto nero e le zampe bianche.

    Ha attraversato la notte e le colline,ha lasciato il suo cortile e la sua cuccia ed è passato sotto ai muri, e scavato la terra, per tornare lì, in una prigione, dove c'era Marta, la cagnolina che gli aveva dato l'ultimo vero bacio.
    Marta sembra un pointer in miniatura:pelo raso nero, muso appuntito, la pancia riempita di chiazze bianche.Lo sguardo è dolce. I cani ce l'hanno così anche quando fanno una vita dura. E' finita in un canile modello, a NizzaMonferrato, provincia di Asti, il "Confido", con lunghi corridoi e le cucce al coperto, e un bel prato per fingere di correre, tenuti al giunzaglio. Lì ha trovato Otto, che deve avere l'età del suo nome.Erano vicini di cuccia, E si sono innamorati. L'ultimo vero bacio. Mangiavano assieme nella stessa scodella, dormivano assieme, uscivano assieme, non si lasciavano mai. Poi, la prima domenica di dicembre, sono venute alcune brave persone per adottare un cane. Hanno scelto Otto. Sembravano i padroni di Lilli e il vagabondo.
    Ma questa è come una storia di Disney. L'hanno portato a casa loro, sulle colline di Nizza: un bel posto, con il cortile, le luci accese, la cuccia con la coperta per stare al caldo, e tanto cibo. Lo riempivano di coccole. " Lui era docile, molto buono", hanno raccontato i padroni. Ma dopo qualche giorno aveva comiciato a uscire da solo. L'avevano visto vicono a un tipo con uno stazzonato abito di tela cachi, simile a un vecchio soldato reduce da una lunga campagna e tutto preso a guardarselo mentre quello si sbracava su qualhe sgabello lì accanto, come un piccolo e sfinito commilitone., prima di rialzare la testa e partire per qualche corsa randagia che chissà dove lo doveva portare. Non c'era da preoccuparsi.
    Otto se ne andava per sentieri sulle colline, come raccontava qualcuno che lo aveva visto, in altri luoghi e in altri tempi, fra vecchie carrette fatte in casa e un camioncino Fiat avviato a scomparire nel tramonto. Anche lui spariva per un pò e poi tornava solo alla sera, con l'aria un pò triste, con il muso basso e la coda tra le gambe. Ma nessuno ci faceva troppo caso. In fondo, è un cane.
    Poi, domenica 9 dicembre, è andato via e non è più tornato. I padroni si sono messi a cercarlo dappertutto: si erano affezzionati. Niente.
    Lunedì mattina, Roberta Galli ha aperto il canile. E' andata nei corridoi, ha salutato i suoi amici, e a un certo punto ho visto Otto.
    Era lì, fermo, davanti alla cuccia di Marta. Non faceva niente.
    La guardava solo. La guardava come se non avesse nient'altro da guardare.
    Ecco dov'era andato nei giorni prime: a cercare la strada. E quando l'aveva trovata, aveva scavato sotto terra per passare il muro e rientrare qui, in questa che in fondo è la prigione dei cani.
    Roberta era lì che guardava il buco fatto da Otto, il tunnel per arrivare nel corridoio e lo guardava adesso, immobile, di fronte a Marta.
    Non ha avuto cuore di toglierlo. Lui aveva rinunciato a tutto per lei.
    Li ha rimessi insieme. Chi vuole adottare uno, dovrà prendersi anche l'altro.
    Solo questo alla fine non abbiamo capito. Se questa è una storia di cani che può essere anche una storia di uomini. L'ultima volta che l'abbiamo sentita, c'era Otto che filava via dalla sua cuccia. Ma era quasi Natale.
    Può averci ingannato lo splendore di una cometa.

    Fonte: LaStampa
    October 07

    REFERENDUM


    L'ENPA ha indetto un referendum in cui chiede di scegliere ai firmatari, tra diverse opzioni, tre iniziative  da promuovere a referendum concluso.
    Che aspetti...?... corri a firmare!


    September 29

    FERMIAMO LA REPRESSIONE IN BIRMANIA


                               © Sheila Rock

    Credo che indossare un indumento rosso sia significativo e possa in qualche modo esprimere solidarietà ma, giustappunto, il tutto si limita a questo.
    Probabimente molti di noi, istintivamente, si metterebbe subito in moto per raggiungerli e sfilare pacificamente insieme a loro ma è difficile attuare questa ipotesi.
    Allora cerchiamo di fare qualcosa di altrettanto concreto firmando la petizione e gli appelli che Amnesty International ci propone.



                                                         Myanmar: appello per cessare la repressione

    La sera del 25 settembre circa 300 persone sono state arrestate durante le proteste contro la giunta militare del Consiglio di Stato per la pace e lo sviluppo (Spdc), nell’ex capitale Yangon, nella seconda città più grande, Mandalay, così come a Meiktila, a Pakokku e a Mogok.
    Amnesty International ha appreso che diverse persone sono entrate in clandestinità per evitare l’arresto.

    Alcuni arresti erano già avvenuti la sera del 24 settembre, ma la maggior parte ha avuto luogo nelle successive 36 ore, con l’intensificarsi del giro di vite da parte delle forze di sicurezza. Tra le persone arrestate vi sono tra i 50 e i 100 monaci di Yangon, il parlamentare Paik Ko e almeno un altro esponente del principale partito d’opposizione, la Lega nazionale per la democrazia (Nld) guidata da Aung San Suu Kyi, diversi altri membri dell’Nld e altre figure pubbliche, tra cui il famoso attore e prigioniero di coscienza Zargana (conosciuto anche come Ko Thura
    Amnesty International crede che questi e altri detenuti si trovino a rischio di tortura o altri maltrattamenti.
    Fonti governative hanno confermato ai giornalisti che almeno tre monaci sono stati uccisi a Yangon: uno da un colpo d’arma da fuoco e gli altri due a seguito di un pestaggio. Fonti non ufficiali hanno fatto sapere ad Amnesty International che oltre 50 monaci sono rimasti feriti.
    Nonostante l’alta tensione, migliaia di persone continuano a manifestare nelle strade contro il governo, guidate dai monaci, i quali hanno però voluto proteggere la popolazione chiedendo di non prendere parte alle dimostrazioni.
    Sembra che le forze di sicurezza abbiano percosso i manifestanti con manganelli, utilizzato gas lacrimogeni per
    disperdere la folla che sfidava il recente divieto di raduno di più di 5 persone e sparato colpi di avvertimento in aria.

    Le proteste pacifiche hanno avuto inizio ad agosto, in risposta al brusco aumento del prezzo dei carburanti.
    I monaci buddisti, che hanno preso la guida delle proteste dopo che alcuni di loro erano stati feriti nella città di Pakokku, chiedono la riduzione del prezzo dei generi di prima necessità, il rilascio dei prigionieri politici e un processo di riconciliazione nazionale per risolvere le profonde divisioni politiche interne.

    La mattina del 25 settembre, le autorità hanno iniziato il giro di vite sui manifestanti, introducendo un coprifuoco di 60 giorni dalle 21 della sera alle 5 del mattino e avvisando la popolazione che sarebbero stati adottati provvedimenti di legge contro i dimostranti.
    Le violazioni dei diritti umani a Myanmar sono diffuse e sistematiche.
    Tra queste vi è l’utilizzo di bambini soldato e il ricorso ai lavori forzati. Inoltre, sono in vigore leggi che criminalizzano l’espressione pacifica del dissenso politico.
    Alla fine del 2006, la maggior parte degli esponenti di primo piano
    dell’opposizione era agli arresti o sottoposta a forme di detenzione amministrativa e 1160 prigionieri politici erano detenuti in condizioni via via più dure. Gli arresti avvengono spesso senza mandato e i detenuti sono costretti a trascorrere lunghi periodi d’isolamento; la tortura è praticata regolarmente nel corso degli interrogatori; i processi nei confronti degli oppositori politici seguono procedure non in linea col diritto internazionale e agli imputati viene
    frequentemente negato il diritto a scegliere un avvocato, se non addirittura ad averne uno. La pubblica accusa fa ricorso a confessioni estorte con la tortura.Per approfondimenti sulla situazione dei prigionieri politici in Myanmar: “Myanmar’s Political Prisoners: A Growing Legacy of Injustice” http://web.amnesty.org/library/Index/ENGASA160192005

    Partecipa alla nostra azione, firma l'appello:
    - Firma on line questo appello

    - Stampa e spedisci gli appelli qui sotto gli indirizzi:

    State Peace and Development Council (SPDC)
    Senior General Than Shwe
    c/o Ministry of Defence, Naypyitaw, Union of Myanmar

    Foreign Minister
    Nyan Win
    Ministry of Foreign Affairs, Naypyitaw, Union of Myanmar
    Fax: +95 1 222 950, +95 1 221 719

    Attorney General
    U Aye Maung
    Office of the Attorney General, Office No. 25, Naypyitaw, Union of Myanmar
    Fax: +95 67 404 146, +95 67 404 106

    Brig-General
    Khin Yi
    Director General, Myanmar Police Force, Naypyitaw, Union of Myanmar

    Testo dell’appello

    Egregio____________,

    Desidero esprimerLe la mia preoccupazione per le notizie sull’arresto di centinaia di monaci e altri manifestanti pacifici, tra cui il noto attore Zargana e il parlamentare Paik Ko.
    Esorto Lei e il Suo governo a rilasciarli immediatamente e senza condizioni, a meno che non siano accusati di un reato di effettiva natura penale.
    Le chiedo di assicurare che le persone arrestate siano trattenute solo in centri di detenzione ufficiali e che sia garantito loro l’immediato accesso agli avvocati, alle famiglie e a ogni trattamento medico di cui possono aver bisogno;Le chiedo inoltre di assicurare che i detenuti non siano sottoposti a tortura o ad altri maltrattamenti;Infine,
    Le chiedo di garantire a tutti i diritti alla liberta di espressione, associazione e assemblea senza timore di vessazioni, intimidazioni o detenzione arbitraria, in linea con gli standard internazionali sui diritti umani.
    Distinti saluti.

    July 27

    IO L'HO VISTO

     

     ATTIVO SOLO IN AUTOSTRADA!
    Se viaggi in autostrada e vedi un animale abbandonato fermati alla prima area di
     sosta ed invia un sms al numero 334 1051030 
    Il tuo sms sarà pubblicato sul nostro sito e da qui inoltrato alla sede più vicina della Polizia Stradale che attiverà le necessarie operazioni di emergenza ed interesserà le strutture preposte al recupero del cane.
    Ricordati di specificare la località e la provincia; la direzione di marcia e l’ora dell’avvistamento.
    Più dettagli saranno inviati e più facile sarà intervenire.
    Sul nostro sito e presso gli oltre 70 ristoranti Ciao e i 17 Fidopark (aree esterne gratuite dedicate agli animali) di Autogrill lungo le autostrade d'Italia trovi tutte le informazioni per salvare un animale abbandonato.
    Per ulteriori approfondimenti di “IO L'HO VISTO
     clicca qui.  

    Se non sei in autostrada e vedi un animale abbandonato non inviare sms a IO L'HO VISTO! La Polizia Stradale opera solo in autostrada. Telefona subito ai Vigili del Comune di competenza oppure ai Carabinieri al 112.
    La legge 281 obbliga ogni comune a prelevare i cani abbandonati e a curarli vietandone la soppressione.

    Ricordiamo inoltre che per coloro che si mettono in viaggio con la loro bestiola, quest'altro sito fornisce indirizzi utili circa infrastrutture turistiche che permettono vacanze con quadrupedi al seguito:

    http://www.dogwelcome.it/

     

    April 22

    Fermiamo il commercio i carne di cane


     

    Salviamo il miglior amico dell'uomo dal commercio di carne
    di cane. Di SI' al Progetto di Legge 2991
    ABBIAMO BISOGNO DI OLTRE 50.000 FIRME ENTRO
    IL 30 GIUGNO 2007
    Questo aiuterà a mettere il governo Filippino sotto pressione mondiale
    nell' approvare il progetto di Legge 2991 nel Luglio 2007
    per fermare il commercio di carne di cane.
     

    Breve storia del commercio di Carne di Cane

    Tradizionalmente, i cani erano sacrificati e la loro carne mangiata quando una famiglia si trovava in cattive acque, o quando si trovava di fronte alla morte. Si credeva che lo spirito del cane proteggesse e guardasse gli spiriti della famiglia in vita Tuttavia questa non era una pratica frequente. Avidità e corruzione hanno trasformato il rituale in un'industria commerciale che massacra più di 500.000 cani all'anno nelle Filippine. Sebbene molti Filippini detestino questa pratica e non mangino carne di cane, è ancora praticata nella città e nei dintorni di Baguio e nella Regione delle Cordilleras. 

    Qual'è la legge attuale?

    L'Atto del 1998 sul Bene degli Animali Filippini (sezione 8 del Atto della Repubblica N.8485) proibisce la tortura degli animali con l'eccezione del bestiame. Inoltre prevede un'eccezione per l'uccisione per scopi religiosi. Sfortunatamente, l'Atto fallisce per tre ragioni: (1) non c'è un divieto diretto contro il commercio di carne di cane; (2) le multe sono irrisorie; e (3) C'è una mancanza di rispetto della Legge dovuta alla depravazione e corruzione di funzionari e poliziotti.

    Quanto costa ad un commerciante mantenere questo massacro di cani per avere profitto:

    • I commercianti si dichiarano colpevoli e pagano una multa da un minimo di 1000 pesos (P1.000=C16,00 euro) ad un massimo di 5000 pesos (P5.000=C79,00 euro).
    • E' più conveniente per i Commercianti pagare una multa perché è inferiore alla corruzione di un poliziotto.
    • E' un'industria di 3 milioni di Euro ed il pagamento di una multa è un piccolo costo nel commercio.

     

    Che cosa deve essere cambiato?

    Siccome questa crudele industria commerciale procura un flusso fisso di entrata non solo ai commercianti ma anche a funzionari e poliziotti, il commercio di carne di cani resta incolume dall'Atto Sociale. Tuttavia, il progetto di Legge 2991 che procura una pena più severa ai commercianti di carne di cane, è in sospeso alla Commissione di revisione delle Leggi. Introdotta dal Rappresentante Francis Escudero,la creazione del progetto era basato sulla necessità di aggiornare un Atto, nobile come gli obiettivi della legge, ma dove i commercianti rimangono inafferrabili perchè le pene non sono realistiche. Le Pene devono essere incrementate. 

    Che cosa puoi fare?

    Il NOSTRO SCOPO è ottenere PIU' di 50.000 firme entro il 30 GIUGNO 2007. L'atto sarà portato al Congresso in Luglio 2007. E' ovvio che l'unico modo che abbiamo per essere sicuri che i cani nelle Filippine siano protetti è mettere il Governo Filippino sotto gli occhi del mondo.

        Ci serve il vostro aiuto.Siamo quasi fuori tempo.Per favore... 

                                                          

    August 16

    Discussione su COMUNICATO STAMPA LAV DEL 08 AGOSTO 2006

     

    Citazione

    COMUNICATO STAMPA LAV DEL 08 AGOSTO 2006
    Comunicato stampa LAV 8 agosto 2006
     
    INVESTIGAZIONE IN 14 MACELLI DI LOMBARDIA, PIEMONTE ED EMILIA ROMAGNA DOCUMENTA GRAVI ILLEGALITA'. MINISTERO DELLA SALUTE RICHIAMA REGIONI E PROVINCE AL RISPETTO DELLA LEGGE.
     
    Non più mucche o maiali con zampe spezzate o gravemente malati alzati con catene o ruspe per essere trasportati fra indicibili sofferenze al mattatoio per non perdere il valore economico dell'animale allevato. Ma, come prevede la legge da quattordici anni, macellazione in stalla per evitare almeno ulteriori indicibili sofferenze.
     
    Lo afferma una Nota del Direttore del Dipartimento della Sanità pubblica veterinaria del Ministero della Salute, dott. Romano Marabelli, inviata agli Assessorati alla Sanità di Regioni e Province autonome su sollecitazione della LAV, che richiama veterinari, allevatori, trasportatori e operatori di macelli e mercati, alla corretta applicazione delle norme.
     
    La Nota ministeriale fa seguito a un'agghiacciante investigazione (documentata con fotografie disponibili a richiesta) realizzata nello scorso mese di giugno in 14 macelli, la maggior parte situati in Lombardia, Piemonte ed Emilia Romagna: decine di mucche da latte e scrofe cosiddette "da riforma", cioè giunte alla fine di un intensivo ciclo di produzione e sfruttamento, sono state trasportate e avviate alla macellazione in violazione della normativa europea e nazionale. Animali non più in grado di camminare, in condizioni di salute così cattive da non essere più in grado di alzarsi e di spostarsi autonomamente; per la legge, ai sensi dell'articolo 12 del decreto legislativo 532/92 modificato nel 1998, richiamato dalla Nota ministeriale, questi animali non possono essere trasportati ma devono essere macellati sul posto in allevamento.
     
    In cinque dei macelli oggetto dell'investigazione sono stati documentati movimenti di animali non più in grado di camminare scaricati vivi, tramite verricelli, dal camion (con una corda o catena legata alle zampe), pratiche che provocano ferite e sofferenze indescrivibili, vietate dalla legge.
     
    "Oltre a richiamare il rispetto dei decreti legislativi 532/92 e 333/98, la Nota ministeriale afferma chiaramente come tali comportamenti assumano anche carattere di crudeltà verso l'animale ai sensi dell'articolo 544 ter del Codice penale, che prevede la reclusione da tre mesi a un anno o la multa da 3.000 a 15.000 euro, pena aumentata della metà se i fatti portano l'animale alla morte - dichiara il presidente della LAV Gianluca Felicetti - Il Ministero della Salute ha accolto con grande senso di responsabilità le nostre richieste, ritenendo necessario un tempestivo intervento e ribadendo con chiarezza il divieto di trasportare al macello animali a fine carriera produttiva non in grado di sostenersi in piedi, invitando i veterinari di sanità pubblica a un maggior controllo e a comminare sanzioni per chi pratica il commercio di questi animali, attività che ha conseguenze anche sui consumatori dal momento che l'idoneità alla macellazione e al consumo delle carni di tali animali deve essere valutata con grande attenzione, caso per caso.”
     
    L'investigazione ha riguardato anche un mercato di animali d'allevamento in Piemonte dove è stato documentato il carico di una mucca da latte "a terra"
    (sono definiti “a terra” gli animali da latte a fine carriera che non riescono più a sostenersi per le fatiche e lo sfruttamento sopportato, il peso e/o l'età) trascinata con un trattore. Nei 10 allevamenti di mucche lattifere visitati, è stato possibile raccogliere la testimonianza di un allevatore in merito a una mucca trascinata sul camion attraverso una ruspa o un trattore. Conferme di questa pratica illegale sono giunte da diversi autisti che portano le vacche "a terra" verso i mattatoi.
     
    "Si tratta di un fenomeno nascosto ma di estrema gravità per le sofferenze che provoca agli animali i quali, ancorché destinati al macello, sono ancora vivi e capaci di provare dolore, per di più dopo una vita di particolare sfruttamento per la produzione di latte; il carico e lo scarico di una vacca non più in grado di camminare causa ulteriori sofferenze all'animale ma sopprimerlo evitandogli il trasporto fino al macello, deprezzerebbe l'animale tanto da indurre gli interessati a violare la legge - dichiara Roberto Bennati, responsabile delle campagne europee della LAV - Accogliamo con grande soddisfazione il pronto intervento del Ministero della Salute, ad opera del Dipartimento della Sanità pubblica veterinaria, della nutrizione e della sicurezza degli alimenti, di emanare una Nota per richiamare gli addetti al settore al rigoroso rispetto della legalità".
    August 07

    Povera tigre feroce diventata scendiletto

     

     

     

     

    Nell'immaginario collettivo è uno degli animali più feroci del pianeta.
    La tigre asiatica, con le sue zanne lunghissime, capaci di perforare
    la carne come piccole spade, fa più paura di sua maestà il leone.
    E poi, comunque, con quella sua linea sinuosa e atletica è sinonimo
    di eleganza e agilità felina.
    E, allora, che effetto fa vederla ridotta ad un volgare e
    pacchiano scendiletto!
    I funzionari dell'ufficio dogane della Spezia hanno trovato questa
    pelle di tigre occultata all'interno di un contenitore proveniente
    dalla Cina.
    Inutile sottolineare che la tigre, anzi "panthera tigris" - questo
    il suo nome ufficiale - è un'animale incluso negli elenchi delle
    specie protette e a rischio di estinzione.
    In tutto il mondo ne sono rimaste solo sette mila.
    Non solo, secondo le stime del wwf, quella che vive nelle
    foreste della Cina sudorientale - e quindi, con tutta probabilità,
    quella che è stata trasformata in tappeto era una di queste
    - è ridotta a non più di 20-30 esemplari.
    Insomma, è stato fatto un crimine contro la natura.
    Eppure l'uomo continua ad uccidere questo animale.
    Intanto però almeno una buona notizia:
    l'importatore illegale è stato denunciato all'autorità giudiziaria.
    E quel che resta della tigre posto sotto sequestro.


    August 06

    GRRR......GRRRRR.......

    Quando un uomo vuole ammazzare una tigre, lo chiama sport; quando la tigre vuole ammazzare lui, la chiama ferocia!
    Shaw